Royal Mail (o come perdere 25 milioni di dati personali in un botto)


mail.jpg Un impiegatucolo dell’ufficio delle finanze di Newcastle era stato incaricato di passare ad un dipartimento di Londra diversi file contenenti i dati personali – inclusi date di nascita, indirizzi, pin, numeri di conto ecc – di milioni di famiglie britanniche che ricevono sussidi per i figli. Che ha fatto il ragazzo? Ha forse mandato un email con attachment protetto da password? No. Ha trasferito i file su due CD, senza criptarli o metterci una password di protezione, ha infilato tutto in una busta e li ha spediti per posta. Due settimana dopo il dipartimento in questione non aveva ancora ricevuto nulla ed ha dato l’allarme al ministero. Il ministero preso dal panico ha iniziato a far cercare la busta in tutti gli uffici postali del paese ma non ha trovato nulla. Un mese dopo i cittadini del Regno Unito sono stati ufficialmente informati che se, come possibile, i due dischetti erano finiti in mani criminali, circa 25 milioni di persone rischiavano di essere vittime di furti d’identità, frodi bancarie e altre simili amenità.

Questa storia è allucinante per vari motivi. Ormai, specie in Gran Bretagna ma non solo, siamo tutti monitorati, schedati, ripresi 24 ore su 24 da telecamere a circuito chiuso piazzate in ogni strada. Abbiamo PIN per la carta di credito, l’internet banking e per pagare il gas. Abbiamo password per parlare con la banca, password per farti ricordare la password, codici utenti, numeri di riferimento… I britannici non vogliono assolutamente la carta d’identità perché dicono che lederebbe la libertà personale col risultato che per provare la tua identità finisci per dover fornire, per telefono, per iscritto o su internet, non solo la tua data e luogo di nascita, ma il nome da nubile di tua madre (è fondamentale, se uno è orfano temo che non possa telefonare in banca), codice postale, codice della banca, password e numero utente.  Tutte queste protezioni dovrebbero farci sentire più sicuri, invece non solo trasformano la vita in un delirio di numeri e nomi da memorizzare ma ci rendono molto più vulnerabili. Perché di fatto consegniamo la nostra esistenza nei dettagli a dei computer o a degli impiegati che potenzialmente possono farne ciò che vogliono, incluso metterla su un CD e spedirla per posta oridnaria. A chi s’intende di frodi, basta poco per clonare la nostra identità. Una telefonata captata col cellulare, una lettera della banca buttata nel cestino, un virus. Al contrario se uno di noi si dimentica la password può anche dire addio al suo conto in banca perché non riesce più ad accedervi. Io al momento credo di essermi registrata a 4 diversi sitemi di protezione delle mie carte di credito, ognuno con nome utente e password diversi, ed ho già dimenticato e ricambiato le password 2 volte. Non ho più la minima idea di quale sia il nome d’accesso di una o dell’altra carta quindi aspetto con terrore il momento in cui in un negozio mi chiederanno di digitarlo. Se sbaglio, mi bloccano la carta e devo aspettare un mese per averne un’altra. Siamo totalmente prigionieri dei nostri sistemi di protezione e assolutamente impotenti.

Ma la storia dei dati persi apre anche un altro problema. Se quel poveretto dell’impiegato ha pensato fosse furbo mandare i CD via posta è perché, nell’era della tecnologia, la Gran Bretagna sembra avere ancora una fiducia sconfinata nella capacità delle Poste di Sua Maestà. Smettetela! Mi vien voglia di dire. Il mondo è cambiato. Non c’è più Elizabeth Bennet che spedisce un invito alle quattro del pomeriggio e Mr Darcy che lo riceve la mattina dopo dal postino a cavallo,  sorseggiando tè. Per un po’ ci hanno provato. Fino a 6 anni fa, me lo ricordo, il postino davvero suonava sempre due volte, e non per fartisi sulla moquette damscata ma per consegnare lettere puntualmente alle 8 del mattino e a mezzogiorno. Ed era uno scandalo se entro il secondo round non si riceveva posta che si sapeva spedita la sera prima. Ma in un paese di 60 milioni di persone è praticamente impossibile avere due tornate di posta al giorno con garanzia di ricevuta entro 24 ore. Dovrebbero assumere 2 milioni di postini. E poi, mi chiedo, perché? Perché, quando esistono le email, con tanto di ricevuta di ritorno, ci si deve impuntare ad usare la posta? La posta va bene per gli auguri di Natale, per ricevere le bollette che arrivano ogni tre mesi, per le cose poco urgenti. In ogni altro caso dovrebbe essere considerato un servizio da richiedere apposta in caso non si sia in grado di usare un computer. Invece no, anche le cose più urgenti e delicate vengono gestite via lettera. Quando ho compilato i dati per la richiesta di un nuovo conto la banca ha dovuto mandare tutti i documenti alla sede centrale PER POSTA. E poi ricevere il responso PER POSTA. Dieci giorni per avere una risposta. Mandate un fax, se proprio amate la carta! Il mio commercialista vorrebbe che gli inviassi tutte le mie fatture (originali!) per posta perché non ha tempo per un appuntamento. Col cavolo! Piuttosto mi presento a casa sua e gli infilo le fatture sotto la porta. Se hai pagato dei soldi in più per far scendere il tuo mutuo non puoi telefonare in banca e controllare che abbiano ricalcolato la rata mensile, no, devi mandargli una lettera. Che di solito peraltro va persa, a me è successo due volte. Mi è anche capitato di contattare clienti che mi dovevano dei soldi e quelli indignati mi hanno risposto che mi avevano pagato la settimana prima. Mi avete fatto un bonifico? No, abbiamo mandato un assegno. Non l’ho ricevuto. Impossibile, l’abbiamo mandato PER POSTA! Come se la posta fosse infallibile, onnipotente. Quando succedono episodi come quello dell’impiegato di Newcastle tutti gridano allo scandalo, ma la verità è che se uno cresce con la convinzione che la posta sia una specie di divintà minore invece che un servizio pubblico in crisi come tutti i servizi pubblici, poi gli viene automatico usarla anche nei casi più delicati. I britannici dovrebbero capire che la Royal Mail è spesso inutile. Del resto è Royal, reale, e lo sanno tutti che la regina non serve a niente, è solo decorativa, come le colonnine rosse per imbucare le lettere.

Dopo tutta questa confusione però sarebbe divertente se i due CD fossero finiti non in mani criminali ma nella casella di qualche vecchia signora che ignara di tutto li ha accuratamente messi in un’altra busta e rispediti al mittente. In tal caso arriveranno a Gennaio, quando l’impiegato sarà a casa senza lavoro e la Royal Mail avrà smaltito le milionate di auguri di Natale.

Cheers!

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One thought on “Royal Mail (o come perdere 25 milioni di dati personali in un botto)

  1. TUTTO IL MONDO E’ PAESE, I SERVIZI PUBBLICI SONO IN CRISI, MA INGENUI COME GLI INGLESI…..
    NON SO SE SI TROVINO IN ALTRI PAESI!
    MI INCAVOLO OGNI VOLTA CHE LE POSTE ITALIANE INVENTANO UN NUOVO SERVIZIO (DOPO LA BANCA, LA TELEFONIA MOBILE E LE CARTE DI DEBITO) E NON RIESCONO NEANCHE A FAR BENE QUELLO PER CUI SONO NATE, OVVERO NON RIESCONO A RECAPITARMI I PACCHI CHE MI SPEDISCE MIA SORELLA: INFATTI L’ULTIMO SI è PERSO DA OTTOBRE!

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