Back from the US (2nd part: UTAH)


old-pine1.jpgold-pine1.jpgutah.jpgarcobaleno-sul-deserto.jpg

This part must be written in Italian:

Ok, da Chicago voliamo a Salt Lake City, con piccola sosta a Sundance perché io volevo assolutamente vedere dove abita Robert Redford – mio assoluto e imbattibile mito, lo amo follemente da quando avevo 15 anni e non mi importa che sia l’essere più rugoso dell’universo, è merviglioso. Speravo di trovarlo seduto fra i campi come in questa foto (che ovviamente non ho fatto io…)

Robert Redford in Fox Searchlight's The Clearing        

Invece no. Sundance è praticamente una montagna coperta da boschi che sembra un po’ la Presolana ma senza abitanti e del mio Bob non c’è ombra. Quando decidiamo di fermarci a mangiare, in un’area picnic in cui dei gruppetti di persone stanno mangiando e riposando, ci accorgiamo che un tizio ci sta osservando con un binocolo. Il tizio ci viene incontro e chiede che intenzioni abbiamo: allora, siamo armati di panini, mele, formaggio sotto vuoto, patatine, macchine fotografiche e, grazie al cielo, bambina di 3 anni. Che cavolo d’intenzioni possiamo avere se non di mangiarci il nostro pranzo prima che il formaggio si squagli? Ma il tipo non scherza e ci dice che dobbiamo chiedere il permesso al site manager, che a quanto pare vive in una casetta al limite dell’area picnic. Ci andiamo. Il site manager è una signora cicciona vestita come il ranger del cartone dell’orso Yoghi e anche la sua casa è uguale a quella del cartone. Quando le chiediamo il permesso per fare il picnic ci guarda come se fossimo degli alieni. “Siete una famiglia?” Chiede. Sfoggiamo subito con orgoglio Camilla. 

 camilla-utah.jpg

La manager la guarda, pare soddisfatta, e anche un poco scocciata dal fatto che l’abbiamo disturbata per una richiesta così sciocca. “Certo che potete fare il picnic,” dice, “questa è un’area picnic”. Anche a noi la cosa pareva ovvia, forse è un test d’intelligenza che fanno ai non mormoni che varcano il confine? Torniamo verso i tavoli da picnic. Il tizio col binocolo ritorna. “Allora?” chiede, “cosa vi hanno detto?” “Che non c’è problema”, rispondo. Il tipo è deluso. “Quanto avete intenzione di fermarvi?” Si informa. Pippo comincia a non poterne più, “adesso lo mando affanculo,” bisbiglia. Ridiamo. La situazione è assurda. Mentre tiriamo fuori le nostre provviste tutti ci guardano come se avessimo tre gambe o stessimo facendo la cosa più assurda del mondo. E’ vero che siamo pieni di sacchetti, ma non contengono armi, solo cibarie… (vedi foto)

 picnic-in-utah.jpg

Forse i Mormoni non mangiano panini al formaggio? Ce ne freghiamo e mangiamo. Dopo 10 minuti Camilla si annoia e vuole andare sugli scivoli che stanno vicino al parcheggio così l’accompagno. Ci sono delle altre bambine nella zona dei giochi, piuttosto cresciutelle. Appena mi sentono parlare in Italiano con Camilla smettono di giocare e si mettono a guardarmi. Una di loro sfoggia una serie di capriole facendosi dondolare a testa in giù da uno di quei cosi di metallo per arrampicarsi. “Wow, that’s cool”, le dico. La bambina viene subito copiata da un’amichetta che però è un po’ scarsa con le capriole. “She does gymnastics at school,” si giustifica. “I can also climb up a pole without help!” aggiunge quell’altra, “do you wanna see?” “Okay,” dico io, cercando almeno di farmi amiche le generazioni giovani visto che gli adulti dello Utah si sono dimostrati piuttosto restii a comunicare. La bambina si arrampica sul palo tipo scimmia. Arrivano due altri bambini a vedere. Quando la bambina scende inizia una conversazione surreale che riporto pari pari:

Bambina1: “Which language do you speak with that little girl?”

Io:”Italian”

Bambina2:”Italian? I have heard some people speaking Spanish but NEVER Italian!”

Bambina1:”And what is that girl’s name?” 

Io:”Camilla.”

Bambina2:”And does she speak ONLY Italian?”

Io:”Yes.”

Bambina2:”Doesn’t she speak ANY English?”

Io:”no.”

Bambina1: “So when we speak she dosen’t understand a word?”

Io:”No.”

Bambina2: “Do her friends speak Italian?”

Io: “Yes, everybody in Italy speaks Italian.”

Bambina1: “Oh, that’s lucky!”

Bambina2 (pensierosa):”Is Italy NEAR TO AUSTRALIA?” 

Io (allucinata, la piccoletta ha almeno 10 anni): “No, Italy, is VERY FAR from Australia, it’s in another CONTINENT called Europe.”

Bambina2: “Right, but then why is it that you speak with an Australian accent????”

Fantastico. Devo spiegare che quest’anno negli USA avevo deciso di esercitarmi con l’accento americano, ma a quanto pare il mescolamento del mio acquisito accento britannico, con i residui del mio accento italiano e con i tentativi di copiare le vocali americane hanno dato come risultato finale l’australiano. Interessante… Alla fine di questa conversazione però scoprp perché il nostro arrivo aveva suscitato così poco entusiasmo: tutte le persone presenti nell’area picnic tranne noi – una cinquantina – fanno parte della stessa famiglia (ogni coppia ha almeno 5 figli) e stanno festeggiando un compleanno. E potevano anche dirlo! Comunque è ora di dirigerci a Salt Lake City per cui salutiamo le bambine e il signore col binocolo e ce ne andiamo.

road in Salt Lake City.JPG    Salt Lake City Capitol.JPG

Salt Lake City… la città più brutta del mondo, grigia, triste, piccolissima, sembra Bresso ma peggio. C’è una collina con la copia del Campidoglio e una muraglia che racchiude il Tempio dei mormoni, col Tabernacolo, l’auditorium la statua del fondatore e varie ed eventuali. C’è anche un Motel 6 da evitare come la peste perché vi si aggirano simpatici signori in giaccone di pelle ubriachi fradici e una serie di prostitute messicane. Naturalmente noi l’abbiamo prenotato e ci passiamo una piacevole mezza giornata, cercando di evitare di essere derubati. Nella minuscola piscina che da praticamente sull’autostrada un papà coperto di tatuaggi che pare un nazista dell’Illinois non fa una piega quando suo figlio di 4 anni, dopo essere stato seduto sulla scaletta stringendo il salvagente per 20 minuti mi si appiccica addosso chiedendomi di insegnargli a nuotare. Pensa forse che sia lì per quello… La sera il motel è bello perché è molto movimentato, ad esempio quando noi ci abbiamo dormito c’è stata una retata della polizia… Una ragazzotta urlava come una dannata sostenendo di non essere una puttana, solo che passava di lì e aveva deciso di passare a salutare un amico… Ceeerto! Ma basta lasciare questo luogo di perdizione e tutto è… Mormone! Io, da ignorante, pensavo che fossero solo degli evangelici ma in giacca blu e la targhetta col nome. Niente di tutto ciò!! Sono proprio una roba a parte. La storia ha inizio a metà ‘800 quando tale Smith, un contadino analfabeta, va in un bosco dello stato di NY e incontra l’angelo Moroni, che gli dice di essere figlio di Mormon, capo dei Nefiti, i quali sarebbero stati degli ebrei arrivati in America guidati da Gesù (ma ho capito bene? E quando? Come?) Tali Nefiti sarebbero poi stati sgominati da quei cattivoni degli indiani d’America. Quindi, eih, in realtà i primi americani erano bianchi e cristiani, how about that? Cool!! L’angelo Moroni avrebbe anche detto a Smith che la poligamia è okkei – guarda caso il tizio aveva una decina di mogli – e che esisteva un terzo vangelo scolpito in alcune pietre che si trovavano nei paraggi.

Per carità, tutto è possibile, c’è chi sostiene di essere stato rapito dagli UFO e chi pensa che George Bush sia intelligente… ma l’angelo Moroni? E’ quasi peggio del signore della guerra di Scientology che ha fatto esplodere i suoi nemici dentro al vulcano – altra bella storia quella, ma almeno non è che TUTTA la California ci crede, solo un paio di star di Hollywood. In Utah invece un intero stato è devoto all’angelo Moroni e a Smith suo profeta. Naturalmente il semplice nome MORONI al nostro gruppo italiano ha fatto talmente ridere che qualsiasi tentativo di prendere i Mormoni sul serio è andato a farsi friggere. Moroni come? Pasquale? Filippo? O forse si trattava di Angelo Moroni di Torre del Greco, emigrato negli USA a inizio ‘800 e persosi nei boschi dello stato di New York dopo aver svaligiato una banca?

In ogni caso, in Utah o sei mormone o ti suicidi, visto che non c’è nulla di simile ad una vita culturale – tranne che per oasi improvvise di intelligenza e arte, come appunto Sundance, i laboratori dove lavora l’ultimo premio nobel per la medicina, gli hippie della zona di Arches, e una riproduzione del Globe Theatre a Cedar City con annesso festival teatrale. Ma sono oasi, appunto, circondate, e non solo metaforicamente, dal deserto. La maggiorparte delle cittadine che attrversiamo alle 6 del pomeriggio sono deserte, i ragazzini si ritrovano fuori dal supermercato, che è la sola cosa aperta fino a tardi e giocano col distributore di cocacola – non possono nemmeno ubriacarsi facilamente perché l’alchool non viene venduto, è fuori legge.  Ecco la foto di tipica cittadina sbiadita dello Utah.

 cittadina-sbiadita.jpg

Meno male che la natura offre degli spettacoli incredibili, come Arches, appunto.

arches3.jpg 

In questo parco le rocce arancioni creano ponti e archi naturali e abbiamo avuto la fortuna ad un certo punto di vedere un enorme arcobaleno che abbracciava l’intero deserto.

arcobaleno-sul-deserto.jpg

arches2.jpg

Bryce è un’altro parco spettacolare, formato da una serie inifnita di stalattiti arancioni.

bryce.jpg 

Faceva un caldo sovrumano ma siamo riusciti ugualmente a fare una sfacchianata giù per la rupe – inclusa la piccola Camilla, comprata con delle patatine e con la promessa di incontrare Pochaontas… Invece è riuscita a incontrare solo Pippo!

camilla-pippo-arches.jpg

Un altro incontro particolare in Utah si è verificato a Marysvale, ex cittadina di minatori ora luogo di vacanza per pensionati di Salt Lake City (ci credo che pensano che l’Italia sia vicino all’Australia, se quando per loro viaggiare significa andare in vacanza dall’altra parte della regione…) Qui abbiamo dormito in un albergo chiamato Old Pine Inn. Si tratta di una vera e propria pensione per pionieri che risale all’800 ed è stata recentemente restaurata. E’ gestita dai signori Moore, che hanno mollato dei lucrativi impieghi da avvocati in città per comprare e restaurare questo posto. Grazie alla mano di Dio, aiutata da un buon piano marketing, tutto è andato bene e l’Inn è un successo. Ogni stanza è ispirata a un aspetto della vita dei pionieri/minatori dello Utah antico e naturalmente che stanza è capitata a me e a Pippo? Quella ispirata alle prostitute, che all’epoca erano le sole donne presenti nella zona!

Eccomi davanti al mio boudoir…

lara-prost-room.jpg    camera.jpg

old-pine1.jpg

Le cose più buffe di questo soggiorno sono state la colazione – dove ci sono stati serviti senza che chiedessero il nostro parere dei piattoni di roba fritta comprendente hamburger, pomodori, pane fritto e altre amenità. Io mi sono salvata in corner passando per vegetariana e chiedendo dei conrflakes. Simona ha visto il piatto e voleva piangere così abbiamo finto di ordinare del pane e marmellata per Camilla con la scusa che è allergica (Camilla è venuta utile spesso in questa vacanza). Si presenta la signora Moore con due fettine trasparenti di pane da toast con confettura e le porge sorridente a Camilla che non capisce perché mai le si proponga una seconda colazione quando ha appena mangiato – in camera- i suoi amati biscotti. Lo sgomento della bambina aumenta quando, non appena la signora Moore torna in cucina, Simona, le porta via il piatto e si mangia le fette di pane velocemente prima che la signora se ne accorga. Quando Camilla si vede ritornare dalla madre io piatto vuoto contenente solo i bordi del pane avanzato, ci guarda come se fossimo impazziti durante la notte e giustamente chiede “ma perché mi date il piatto con la spazzatura???”

Ma il clou avviene alla nostra partenza quando la signora Moore – ora sulla sessantina ma che ai suoi tempi doveva essere stata una gran bella gnocca – decide di abbracciarci e baciarci tutti, inclusi Andrea e Pippo che si ritrovano stretti in un amplesso con la signora Moore e quasi hanno un orgasmo sul posto.

Ciao ciao Utah. Due ore dopo varchiamo il confine del Nevada e addio ristrettezze religiose e morali. Siamo a Las Vegas, the sin city…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s